Roma brucia

Temperature che sfiorano i quaranta gradi, umidità alle stelle, asfalto molle sotto i piedi...questi giorni di luglio stanno davvero mettendo a dura prova la resistenza di romani e turisti. Ma la Roma che brucia nel titolo non è certo quella contemporanea...la notte del 18 luglio del 64 d.C. scoppiò infatti in città uno degli incendi più devastanti che la storia ricordi: tutto cominciò dalle parti del circo Massimo ma le fiamme, alimentate dal vento e dall'olio dei magazzini lì vicino, si propagarono presto nelle altre regiones della città, distruggendo tutto quello che incontravano sul loro cammino, come descrive Tacito nei suoi Annales: "L'incendio invase, nella sua furia, dapprima il piano, poi risalì sulle alture per scendere ancora verso il basso, superando, nella devastazione, qualsiasi soccorso, per la fulmineità del flagello e perché vi si prestavano la città e i vicoli stretti e tortuosi e l'esistenza di enormi isolati, di cui era fatta la vecchia Roma". Migliaia di morti, decine di migliaia di senzatetto, una città in cenere...e nessun colpevole?!? Impossibile, si disse Nerone, che con una mano cominciò a progettare la sua nuova Domus Aurea (che occupava gran parte dell'area distrutta dall'incendio) e con l'altra additò i cristiani (il nostro Tacito ci informa che: "Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani). Lo stesso imperatore non era in realtà al riparo dai sospetti, e molti pensavano che l'incendio fosse un'altra delle sue scriteriate idee. La realtà non si saprà forse mai, anche perché Nerone stesso si prodigò nell'aiutare quelli che erano rimasti senza casa, ed allo stesso tempo è vero che gli incendi a Roma erano all'ordine del giorno...tuttavia, e qui torna in soccorso il caro Tacito, "si era diffusa la voce che proprio nel momento in cui Roma bruciava egli fosse salito sul palcoscenico del suo palazzo e avesse cantato la distruzione di Troia, paragonando il disastro presente alle antiche sventure". A pensar male...